Giustizia

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Tutte le persone sono uguali davanti alla legge, tutti hanno diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale, l’associazione ricorrerà ad Esperti del settore per intervenire, nei limiti del possibile, nei casi a conoscenza i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'Unione Europea siano stati violati. L'Associazione a tal fine coinvolgerà avvocati convenzionati per ridurre al massimo i costi legali. Ogni persona ha diritto alla difesa e in tal senso l'Associazione si propone tra i suoi obbiettivi quello di realizzare, a fronte delle violazioni di diritti fondamentali, l'azione di informazione e iniziative finalizzate ad accrescere il livello di conoscenza sul fronte dei diritti e della tutela.

Approvata la legge per il contrasto al cyberbullismo: alcune riflessioni

17 maggio 2017, la Camera dei Deputati approva definitivamente ed all’unanimità le “Disposizioni a tutela di minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, più spesso identificata come legge contro il fenomeno del cyberbullismo.
Come psicologa interessata da molto tempo al fenomeno ho sentito il bisogno di esprimere in poche righe le mie “sensazioni” rispetto alla lettura del breve articolato, sensazioni, appunto, che prescindendo da qualsiasi valutazione di tipo giuridico, che non sarei in grado di proporre, saranno invece condizionate dalla mia formazione professionale.
Comincio con l’obiettivo della legge: “contrastare il fenomeno del cyberbullismo”, un obiettivo specifico, quindi, circoscritto alla specificità del bullismo di rete rispetto al grande contenitore del bullismo tradizionale. La sensazione è che la scelta sia giusta dati gli aspetti che differenziano, dal punto di vista psico-sociologico, i due fenomeni, aspetti che credo di poter sintetizzare nella diversa facilità della diffusione della pratica vessatoria, nel diverso contesto in cui le condotte si compiono ( principalmente scolastico nel bullismo tradizionale), nella “non necessarietà” di una relazione che misuri la supremazia psico-fisica di una parte sull’altra nei comportamenti vessatori che siano stati veicolati dalla rete.
Quindi una legge con obiettivo particolare, volta a tutelare con azioni di carattere “preventivo” i minori coinvolti sia nella posizione di vittime che in quella di responsabili di illeciti.

Prevenzione, appunto, e finalmente, secondo attività che dovranno coinvolgere, a mio parere, i ragazzi, i genitori, i gruppi sociali di riferimento per l’individuazione dei rischi, per la coscienza dell’illegalità dell’atto, per la formazione di una nuova e più funzionale cultura del rispetto individuale e sociale. Le scuole saranno ancora una volta i luoghi deputati al massimo sforzo con l’obbligo di organizzare attività formative ed educative legate al fenomeno.
Giustamente, ritengo. La scuola è il luogo dove i ragazzi passano gran parte della loro giornata, dove esercitano la maggior parte dei ruoli appresi, dove esplicano molte delle loro dinamiche relazionali, dove inizia il confronto con adulti che non appartengano alla loro famiglia, dove sono giudicati, o “pre-giudicati”, ed è in quella sede che l’intervento deve esplicarsi, rivolto ai ragazzi certamente, ma anche agli insegnanti ed alle famiglie, per una proposta di ridefinizione del problema e di sostegno al cambiamento.
Questo sforzo, che avrà il conforto delle linee di orientamento alla prevenzione e contrasto predisposte dal Ministero dell’istruzione, non potrà prescindere, a mio avviso, della presenza di specialisti che condiscano col pepe della tecnicità quelli che altrimenti potrebbero scadere in comportamenti di accademia amministrativa che non hanno, quasi, pratici riscontri positivi.

In questo senso la legge fa bene, allora, a prevedere, come essenziali, forme di cooperazione tra istituzioni pubbliche, associazioni studentesche e dei genitori e associazioni “specializzate” nella lotta contro il bullismo.
Per finire, non mi sembra una legge che abbia finalità punitive, e questo mi sembra assolutamente in linea con la tutela preventiva dichiarata nelle premesse.
Naturalmente la mia speranza è l’effettiva attuazione delle premesse teoriche ma questa deve fare i conti con la necessità di stanziamenti economici dedicati e, quindi, con l’ostacolo assolutamente insormontabile del “vincolo di bilancio”.

Non voglio soffermarmi sulle cifre riportate dall’art.5, ma vorrei sottolineare come la politica, nella distribuzione delle risorse di questo paese da dedicare agli scopi sociali, non possa, e non debba, più permettersi un’operazione di recupero di fondi dalle pieghe di un bilancio già destinato ad altro.
E’ tempo che le emergenze sociali, diventate emergenze proprio perché relative a problematiche trascurate troppo a lungo o ritenute di secondaria importanza perché improduttive - anzi troppo costose e quindi “inutili sprechi” – recuperino la giusta considerazione nella cultura sociale del paese e quindi la giusta valutazione nella classifica delle necessità di un paese civile, un paese che troppo spesso ha ottime e numerose previsioni normative a cui dedica un assolutamente insufficiente stanziamento di fondi.

Federica Agovino