Giustizia

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I CONTRATTI DI CONVIVENZA E LA TUTELA GIURIDICA DELLE COPPIE DI FATTO

Nel linguaggio quotidiano il termine “famiglia” è abitualmente utilizzato con riferimento a fattispecie giuridiche che presentano rilevanti diversità. Vengono definite “famiglie” non solo le unioni tra coppie sposate, ma anche le relazioni tra conviventi - eterosessuali od omosessuali - con o senza figli, fino a ricomprendervi legami parentali anche lontani.
La riconduzione di situazioni tanto dissimili nell’ambito della medesima categoria concettuale è sintomo del progressivo processo di assimilazione che investe le forme di convivenza fondate sul reciproco affetto, a prescindere dalla celebrazione del matrimonio.
Oggi, la piena equiparazione di tali fattispecie trova un sensibile riscontro nel sentire comune della società e nei valori imperanti nell’attuale momento storico, ma non ancora sul piano giuridico.
Ai sensi dell’art. 29 della Costituzione, la famiglia è definita una “società naturale fondata sul matrimonio”, di cui la Repubblica Italiana riconosce i diritti. Ne consegue che, secondo un’interpretazione letterale della citata norma, lo Stato riconosce la famiglia come unità ad esso preesistente, prendendo atto dei relativi diritti che scaturiscono dalla celebrazione del matrimonio.
Tale disposizione, frutto di scelte di politica legislativa risalenti alla metà del secolo scorso, si confronta oggi con la diffusione della cosiddetta “famiglia di fatto”, espressione intesa come rapporto di convivenza basato esclusivamente su vincoli affettivi, ma non fondato sul matrimonio.
La famiglia di fatto non è più soggetta a giudizi di condanna o riprovevolezza morale che in passato si ponevano come ostacolo alla sua formazione sul piano sociale. Ne discende sul piano giuridico che, seppur non pacificamente applicabile alla famiglia di fatto la tutela di cui all’art. 29 Cost., tale fattispecie è comunque ricompresa inequivocabilmente nella sfera di applicazione dell’art. 2 Cost., ai sensi del quale “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità […]”. È indubbio che tra le formazioni sociali ove si svolge la personalità dell’individuo debba essere necessariamente ricompresa anche la famiglia di fatto, alla cui base si pone il consenso di coloro che la compongono. Ne deriva che la famiglia di fatto gode anch’essa di riconoscimento e tutela costituzionale seppure, allo stato, di differente ampiezza.

Dal punto di vista strutturale, gli elementi costitutivi della famiglia di fatto vengono individuati dalla dottrina prevalente nella “affectio” e nella stabilità e durevolezza della convivenza. Il primo requisito consiste nella partecipazione di ciascun convivente alla vita dell’altro, mentre il secondo si sostanzia nell’assunzione di un impegno serio e duraturo, che presuppone una tendenziale fedeltà tra i partners, anche in assenza di formalizzazione giuridica. Alla famiglia di fatto non è applicabile gran parte delle disposizioni in materia di rapporti tra coniugi dettate dal Codice civile e dalle leggi speciali.

Da ciò consegue l’esigenza di individuare forme di tutela giuridica applicabili anche alle coppie non coniugate. I contratti di convivenza consentono ai partners di poter sopperire proprio alle attuali carenze di tutela nei confronti dei rapporti di fatto, prevedendo forme convenzionali di protezione reciproca. A tal riguardo, risulta di notevole importanza il ruolo di consulenti, quali tra l’altro gli avvocati, in grado di coadiuvare le parti nella stesura dell’accordo e nell’individuazione della migliore forma di protezione degli interessi comuni e individuali. I contratti di convivenza possono essere stipulati in qualsiasi momento della vita di coppia, anche per regolare aspetti e questioni del passato e sono suscettibili di registrazione, così da garantire ai conviventi una forma di tutela pienamente riconosciuta nell’ordinamento giuridico.
Le questioni di ordine patrimoniale scaturenti da unioni di fatto trovano soluzione mediante la valorizzazione dell’autonomia privata, che si traduce nella stipulazione di contratti finalizzati a regolare i rapporti economici legati alla vita comune. In forza di tali convenzioni, è possibile disciplinare la ripartizione dei costi della vita comune, il regime degli acquisti compiuti nel corso della convivenza o in precedenza e le conseguenze economiche della rottura del rapporto affettivo.
Relativamente alla validità e alla liceità dei contratti di convivenza, la giurisprudenza ha assunto una posizione di notevole apertura. La Suprema Corte di Cassazione, infatti, ha riconosciuto – con orientamento ormai consolidato – la piena validità dei contratti attributivi di diritti patrimoniali conclusi tra i partners, stante la meritevolezza di tutela degli interessi perseguiti mediante la stipulazione di tali pattuizioni. La giurisprudenza è concorde nel ritenere che i contratti di convivenza altro non siano che veri e propri accordi dai quali scaturiscono effetti patrimoniali e che trovano fondamento nella relazione affettiva in essere tra i conviventi.
Pertanto, i conviventi sono liberi di regolare, anche in modo organico, i reciproci diritti e doveri patrimoniali attraverso tali convenzioni, il cui contenuto può assumere le più diverse connotazioni.
L’utilità dei contratti di convivenza, tuttavia, non è limitata alla regolamentazione delle questioni che sorgono nel corso della convivenza, ma si estende anche a tutte le vicende patrimoniali che trovano origine nello scioglimento della coppia e che seguono tale momento.

Stante, infatti, l’inapplicabilità alle coppie di fatto di gran parte della normativa in materia di separazione personale dei coniugi, i contratti di convivenza offrono rimedi e soluzioni efficaci per far fronte alla crisi del rapporto affettivo, in quanto proprio mediante la stipulazione di tali convenzioni, i partners individuano spontaneamente e volontariamente la disciplina dei reciproci rapporti economici passati, presenti e futuri. A titolo di esempio, la sottoscrizione dei contratti di convivenza si rivela notevolmente efficace con riferimento alla destinazione della casa familiare in assenza di figli, posto che in tale ipotesi è esclusivamente sulla volontà dei conviventi che si fonda la regolamentazione delle vicende che interessano l’immobile, sia nel corso della convivenza, che successivamente alla crisi del rapporto. L’utilità di tali accordi si ricava, altresì, dalla regolamentazione dei beni acquistati in costanza di convivenza, potendo i partners adottare un modello analogo alla comunione legale di cui agli artt. 177 e seguenti del Codice Civile, ovvero differente, a seconda degli interessi e/o delle singole esigenze.

L’apertura da parte del Legislatore e della giurisprudenza nei confronti del fenomeno della diffusione delle famiglie di fatto si riflette anche sul piano processuale, con particolare riferimento alla disciplina contenuta nella legge 219/2012, con la quale è stata modificata la suddivisione della competenza - in materia di questioni di diritto di famiglia - tra il Tribunale per i Minorenni e il Tribunale Ordinario, mediante l’ampliamento della sfera di cognizione di quest’ultimo, non più riservata alle coppie coniugate, ma aperta anche alle coppie di fatto. In particolare, la competenza del Tribunale per i Minorenni, antecedentemente riservata pressoché a tutte le vicende riguardanti i figli nati al di fuori del matrimonio, è stata ripartita con il Tribunale Ordinario, al quale oggi è possibile ricorrere per risolvere le questioni relative al mantenimento e all’affidamento anche dei figli naturali.

Tale modifica legislativa è sintomo della raggiuta equiparazione giuridica, oltre che morale, tra figli nati da coppie coniugate e figli nati da coppie di fatto. In assenza di una puntuale disciplina normativa dei diritti e dei doveri personali e patrimoniali tra conviventi di fatto, i contratti di convivenza rappresentano indubbiamente gli strumenti di tutela più utili a disposizione delle coppie intenzionate ad attribuire una veste giuridica completa al proprio rapporto, al fine di assicurare una protezione completa ed efficace dei relativi interessi

Studio Legale Luigi Parenti